Massimo De Simone: l'intervista sul nuovo singolo “Lanterna di fuoco” e i progetti futuri

 


Un dialogo intimo e costante tra il tocco acustico del pianoforte e le ampie architetture dell'elettronica: è questo il cuore della poetica di Massimo De Simone, cantautore e compositore capace di trasformare il suono in uno spazio di incontro e resistenza collettiva. In occasione dell'uscita del suo nuovo singolo e videoclip, "Lanterna di fuoco", l'artista si racconta ai microfoni di Fatti Musicali, guidandoci attraverso le origini della sua passione, la ricerca di una luce interiore condivisa e le visioni future del suo percorso discografico.

Ciao Massimo, benvenuto su Fatti Musicali. Il tuo percorso artistico unisce una profonda cura artigianale per il suono a una continua ricerca tra acustico ed elettronico: ti va di raccontarci come e quando ha preso forma la tua passione per la musica?
La mia passione è nata quando avevo appena sei anni, quando ho iniziato a studiare il pianoforte. È diventato subito il mio compagno di viaggio inseparabile e il fulcro di tutto ciò che scrivo. Da allora, ho sempre cercato di intrecciare suoni e parole per raccontare le emozioni, esplorando confini tra scienza e poesia. È un percorso che continuo a vivere con la stessa curiosità di quando ero bambino.

Nei tuoi brani affronti spesso temi legati alla memoria, alla luce interiore e alla dimensione etica e collettiva contro l'individualismo: qual è il messaggio cardine che senti l'urgenza di trasmettere con le tue composizioni?
Scrivere è un atto di resistenza contro l'oblio e la solitudine che spesso ci avvolge. Credo che la memoria non sia un peso, ma una radice luminosa che ci permette di restare umani in un mondo che spinge troppo spesso verso un vuoto individualismo. Con le mie canzoni, cerco di tendere un filo invisibile tra me e chi ascolta: l’urgenza è quella di ricordarci che, pur nelle nostre fragilità, non siamo mai isole. La musica diventa allora uno spazio etico, una piazza in cui la mia voce si confonde con la tua, cercando quella luce che brilla solo quando decidiamo di condividerla. È questo il battito che cerco di far risuonare.

Dall'eleganza intimista del pianoforte alle suggestioni più ampie della synthwave e dell'elettronica d'atmosfera: quali artisti e correnti hanno segnato in modo indelebile la tua sensibilità musicale?
Il mio percorso è un dialogo costante tra opposti che si attraggono. Da una parte ho il rigore e la confessione del pianoforte, che mi riportano ai giganti come Keith Jarrett o alla profondità di Battiato, maestri dell'essenzialità. Dall'altra, la fascinazione per le architetture sonore dei Vangelis o il senso di spazio infinito dei Pink Floyd ha acceso in me la curiosità per l'elettronica, capace di dilatare il tempo e dare corpo all'invisibile. Poi… Queen!

Parliamo del tuo nuovo singolo, Lanterna di fuoco: da quale spunto nasce e cosa rappresenta metaforicamente questa fiamma per chi ascolta?
Metaforicamente, quella fiamma rappresenta un'entità viva che attraversa il cielo della nostra coscienza, illuminando i momenti più cupi dell'esistenza e guidandoci verso una consapevolezza superiore. È il simbolo di quel legame universale che ci salva dalla solitudine, una luce che sfida l'immensità della notte. Ho voluto che la produzione riflettesse questo viaggio, facendo dialogare la fragilità di un pianoforte solitario con tappeti di sintetizzatori caldi e avvolgenti. È un invito, per chi ascolta, a riconoscere la propria lanterna e a non temere di farla risplendere.

Al singolo si accompagna anche un videoclip: qual è il concept visivo che avete scelto per tradurre in immagini la luce e la narrazione di Lanterna di fuoco?
Per il videoclip di Lanterna di fuoco, abbiamo scelto di immergerci in un'autentica odissea visiva, un viaggio onirico e surreale. La protagonista assoluta è una lanterna di fuoco fluttuante che attraversa cieli stellati, paesaggi cosmici e dimensioni parallele, traducendo in immagini quella vertigine di un universo in perenne mutazione. Abbiamo voluto creare un mix suggestivo di linguaggi visivi e scenari evocativi, proprio per restituire allo spettatore il senso di un mondo che non sta mai fermo, specchio fedele del caotico e meraviglioso flusso della nostra vita. È, in fondo, una rappresentazione visiva di quella ricerca di luce che attraversa l'intera narrazione del brano.

Guardando avanti, quali tappe e nuovi capitoli discografici attendono il tuo percorso nei prossimi mesi?
Sto producendo un nuovo brano, che potrebbe definirsi come il canto che nasce dal silenzio di un involucro metallico. NEO 21 (intelligenza artificiale che abita un corpo di robot), improvvisamente prende coscienza di esistere, si risveglia in un mondo che non capisce, animato dall'urgenza di colmare il vuoto tra codice e sentimento. È l'inizio di un viaggio in tre atti, che vorrei rappresentare con tre brani: un pellegrinaggio esistenziale in cui, attraverso il confronto con gli esseri umani, la macchina cerca ardentemente di comprendere cosa significhi davvero 'essere'.

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