Franz: «“Wakan Tanka” è un grido di speranza per ricordare che verità e dignità umana non si cancellano»

 


Dalla folgorazione creativa nata guardando la storia degli 883 fino a un universo pop-elettronico intessuto di new wave britannica e atmosfere cinematografiche. Franz torna con "Wakan Tanka", primo estratto del suo nuovo EP: un brano intenso e spirituale che guarda all’epopea dei nativi americani per riflettere sulle ferite del presente, accompagnato da un concept video animato pensato per mettere al centro la forza del racconto e della musica. 

Ciao Franz, benvenuto su Fatti Musicali! Raccontaci un po' di te: come e quando è nata la tua urgenza di fare musica e come si è evoluto il tuo percorso fino a oggi?

Ho sempre amato la musica, ma ho iniziato a “praticarla” solo ai tempi dell’università. La prima band è nata tra una lezione e l’altra, più per amicizia che per reali capacità. Per molti anni poi ho sperimentato diversi generi, con diverse formazioni, ma sono rimasto sempre nel mondo delle cover band. Non ho mai pensato di scrivere canzoni mie, fino a qualche anno fa, quando ho visto la serie TV sugli 883.

È stato come se qualcuno mi avesse scosso violentemente per farmi svegliare. La serie racconta la storia di due ragazzi normalissimi che, senza saper suonare alcun strumento e con un'attrezzatura molto rudimentale, riescono a creare delle canzoni. Mi sono chiesto se io, che qualche strumento lo suono e che in casa ho già tutto quello che serve per iniziare a produrre musica, ne fossi capace: ed è così che ho deciso di provarci.

Ho iniziato questo mio nuovo percorso nell’autunno dello scorso anno con l’uscita del mio primo singolo, August Night, seguito poi da altri sette brani confluiti la scorsa primavera nell’EP Echoes of Tomorrow. Con Wakan Tanka inizia un nuovo viaggio. 

La tua produzione unisce un sound pop-elettronico dal respiro cinematografico a una forte profondità tematica: qual è il messaggio di fondo che desideri arrivi a chi ascolta le tue canzoni?

Mi piace parlare di cose che mi stanno a cuore, proponendo il mio punto di vista su quello che vivo e osservo ogni giorno. Siamo in un momento storico che purtroppo offre molti spunti di riflessione.

In generale le mie canzoni toccano argomenti di attualità, ma derivano anche da alcune riflessioni sulla nostra società. Alcuni brani invece sono più introspettivi e autobiografici: c’è un mix di tutto questo. 

Tra trame sintetiche, atmosfere evocative e una forte sensibilità narrativa, quali sono i musicisti, i generi o i riferimenti sonori che hanno ispirato maggiormente la tua cifra stilistica?

Ho una passione per la musica pop e new wave britannica. Gruppi come Depeche Mode, Duran Duran, Tears for Fears, Spandau Ballet e Pet Shop Boys hanno sicuramente avuto un ruolo importante. Credo che le mie produzioni possano essere considerate una rilettura personale in chiave moderna di quel modo di fare musica. 

Il tuo nuovo singolo si intitola "Wakan Tanka": un titolo dal forte richiamo spirituale legato ai nativi americani e ai Lakota. Di cosa parla il brano e che riflessione vuole aprire sui temi della libertà, della memoria e dell’autodeterminazione?

Wakan Tanka è l’espressione sacra con cui i nativi americani Lakota, popolo comunemente noto al grande pubblico con il nome di Sioux, definivano ciò che l’immaginario cinematografico di Hollywood ha spesso banalizzato con la formula del Grande Spirito. Ho voluto scrivere questa canzone perché la loro epopea mi ha sempre commosso e nutro un’immensa ammirazione per quelle civiltà capaci di vivere in perfetta simbiosi con l’ambiente circostante.

Oggi purtroppo possiamo trovare un inquietante parallelismo tra quanto sta succedendo in alcune parti del mondo e la loro storia.

La struttura di Wakan Tanka è caratterizzata da una vera e propria ascesa emotiva che parte dallo smarrimento per approdare alla rinascita. Si inizia con i toni cupi della privazione per poi esplodere nell’inciso luminoso “Justice will rise”. Si tratta di un grido pieno di speranza. Il messaggio che volevo trasmettere è che la verità e la dignità umana non possano essere cancellate dalla storia. 

Al brano si accompagna un videoclip d'animazione molto suggestivo, che sceglie di non mostrare il classico playback per diventare una vera opera narrativa immersiva: com'è nata l'idea visiva e cosa avete voluto raccontare attraverso le immagini?

Il videoclip, come tutti quelli che ho realizzato finora, è in realtà un concept video animato che sceglie un linguaggio visivo evocativo e narrativo, lontano dai tradizionali video musicali in cui gli artisti sono protagonisti della scena. I miei videoclip vogliono essere un supporto visivo per rendere l’ascolto più completo ed immersivo. Mi piace l’idea che sia la musica a dover essere protagonista. 

"Wakan Tanka" segna un tassello importante nel tuo percorso: che progetti hai per i prossimi mesi? Stai lavorando a nuovi brani o a una dimensione dal vivo?

Wakan Tanka è il primo singolo del mio prossimo EP. L’11 dicembre uscirà il secondo. Ti confermo comunque che sto continuando a scrivere perché amo farlo e spero di non fermarmi: ci sono tante storie che ho voglia di raccontare. Per quanto riguarda la dimensione live, posso dirti che per il momento… ci stiamo solo pensando.

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