I NOCRAC e il loro viaggio con “SEXY DROGA”: intervista


L'album d'esordio dei NOCRAC, "SEXY DROGA", si avvicina al concetto di "album per chi cerca comprensione, non redenzione", come raccontato dalla band. Tra i temi centrali del disco ci sono ossessioni, dipendenze e smarrimento, esplorando la fragilità dell’essere umano e la sua continua lotta contro un mondo che spesso sembra schiacciarci. "Malincocktail", il singolo in rotazione dal 20 giugno, è solo l’inizio di un viaggio che non cerca risposte definitive, ma riflette sulla bellezza di chi continua a lottare senza mai arrendersi. Unendo introspezione e ironia, l'album presenta un’estetica vintage, ma al tempo stesso moderna, filtrata attraverso il caos del presente. Il risultato è una reinterpretazione del passato che mescola sonorità morbide, interferenze moderne e un mix di strumenti organici, creando una dimensione sonora che è al contempo nostalgica e innovativa.

“Malincocktail” è un brano che evoca sensazioni corporee: sbavature, liquidi, assuefazioni. Come nasce questo legame tra corpo e parola?
Malincocktail dal desiderio di raccontare una forma di dolore che è anche gesto, materia, postura. Le sbavature sono come cicatrici estetiche: raccontano un movimento, un errore, un eccesso. Corpo e parola si inseguono nel brano, si toccano. Il liquido che cola – smalto, lacrime, alcol, umori – è anche linguaggio che sfugge di mano, e quindi più vero.

In che modo il concetto di dipendenza – esplicitato nel titolo “Sexy Droga” – si declina nei brani del lato A?
Il disco non parla di una sola dipendenza, ma di tante: affettive, chimiche, narrative. È un album scritto da dentro la compulsione, senza morale ma con molta lucidità. Il lato A è quello più notturno e instabile: una sequenza di tentativi maldestri di sentire qualcosa. Ogni brano è una piccola ricaduta. Ma c’è anche un certo piacere in questo girare a vuoto: la “sexy droga” è anche quella dell’immaginazione, della ripetizione, del racconto di sé.

Vi sentite più vicini a un approccio musicale sensoriale o cerebrale? Dove posizionereste “Malincocktail” su questa scala?
Ci piace stare in una zona intermedia, ambigua. La musica di Sexy Droga è come un trucco
emotivo: seduce i sensi ma lascia filtrare il pensiero. Malincocktail è una confessione in maschera, un pezzo che canta con voce limpida una ferita che non si chiude. È sensoriale perché tocca il corpo, ma cerebrale nel modo in cui costruisce una finzione affettiva.

Il lato A di “Sexy Droga” ha un andamento che sembra mimare un ciclo: c’è una logica temporale o emotiva dietro la sequenza dei brani?
Sì, c’è un filo temporale: tutto forse avviene nell’arco di una notte, o nell’arco notturno di un inverno. È un viaggio tra insonnia, attese, immagini mentali che sfumano e tornano. Ma più che una narrazione lineare, volevamo costruire una mappa emotiva disordinata, fatta di deviazioni e ritorni. Ogni brano è come una stanza con una luce diversa. Ogni tanto si sta chiusi in casa, altre volte si esce per le strade della città. È un ciclo, ma non chiuso: ogni lato del disco porterà un altro pezzo della spirale.

“Malincocktail” è più un inizio, un punto di rottura o una sintesi nel contesto dell’intero lato? 
Forse tutte e tre le cose. È l’ingresso in una condizione emotiva, ma anche un momento di rottura rispetto all’illusione che tutto si possa risolvere. È una confessione che sa di essere performativa, quindi ha anche qualcosa di teatrale. In un certo senso è un manifesto: enuncia i temi, ma li smonta mentre li canta.

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