Intervista agli State Of Neptune per il singolo “Now I Remember My Face Again”


Con
“Now I Remember My Face Again”, gli State Of Neptune tornano a interrogarsi sul tema dell’identità, affrontando il rischio di smarrire il contatto con la propria parte più autentica nel continuo processo di crescita e cambiamento. Il brano è un invito a non dimenticare il proprio nucleo originario, a restare curiosi e consapevoli anche in un’epoca confusa e sovraccarica di stimoli.

Questa riflessione prende forma in un pezzo diretto e senza fronzoli: un’esplosione hardcore punk crossover, veloce e istintiva, ispirata a band come Boris e Whores, che dal vivo diventa uno dei momenti più intensi e partecipati dei loro concerti. Nell’intervista per Fatti Musicali, la band racconta il valore del live, del contatto fisico con il pubblico e di una scena underground ancora profondamente viva.

 Avete definito il brano come uno dei momenti più intensi dal vivo: cosa accade durante l’esecuzione?
Noi ci gasiamo a cannone per trasmettere il senso del brano e il pubblico ha sempre risposto in modo altrettanto carico, tra urla, pogo e generale movimento. Nella sua brevità è sempre un momento speciale.

Che rapporto avete con il caos generato sotto il palco?
Lo amiamo, è uno dei segnali che ci fa capire di avere stabilito una connessione con la stanza, anche se un nostro live comunque si articola in più fasi, anche meno caotiche.

Quanto conta il contatto fisico e diretto con il pubblico?
E’ essenziale per una band come la nostra. La dimensione del live è dove si celebra il suo senso pieno e profondo. In generale la bellezza di portare determinate sonorità è che si stabilisce un contatto molto immediato e forte con chi ci sta di fronte, anche solo per come la stanza si riempie di vibrazioni. Per questo poi amiamo ricevere determinati feedback dal pubblico.

Il live vi riporta davvero al momento in cui il brano è stato scritto?
Sì, sentirlo echeggiare in una stanza fa sempre un effetto particolare. E’ un brano in realtà abbastanza “intimo”, per lo meno nelle emozioni che vi sono state riversate in fase di scrittura. Uno sfogo che è nato all’improvviso e che ciclicamente in live esprime nuovamente questa sua natura, condividendola con gli altri. 

Cosa cercate di trasmettere a chi vi guarda da sotto il palco?
Prima di tutto che siamo grati di essere lì con loro. Nel mondo di oggi non è scontato potersi trovare di fronte a una platea di gente che ha ancora voglia di esserci fisicamente, e per fortuna il mondo dell'underground è molto vivo e sta mandando avanti questa cultura. Da quello poi nasce ogni altra cosa: ogni serata è diversa, ma noi vogliamo sempre trasmettere quella voglia e quella onestà nell’esprimerci.
Tags

#buttons=(Accetta) #days=(20)

"Questo sito utilizza cookie di Google per erogare i propri servizi e per analizzare il traffico. Il tuo indirizzo IP e il tuo agente utente sono condivisi con Google, unitamente alle metriche sulle prestazioni e sulla sicurezza, per garantire la qualità del servizio, generare statistiche di utilizzo e rilevare e contrastare eventuali abusi." Per saperne di più
Accept !