low RIZZ racconta la pressione degli inizi nel nuovo singolo “Get the money and go”


Con “Get the money and go”, low RIZZ firma un brano intenso e personale che affonda le radici nei suoi primi passi come autore e compositore. Il singolo nasce infatti da un periodo complesso, segnato da ansia da prestazione, rabbia e continue aspettative, trasformando emozioni profonde in una costruzione sonora diretta e cinematografica.

Il pezzo si sviluppa attraverso un equilibrio tra tensione emotiva e impatto ritmico. Il pianoforte accompagna l’ascoltatore in una dimensione cupa e inquieta, evocando il peso dell’ansia e dell’incertezza. Le drums, invece, assumono un ruolo più aggressivo e istintivo, diventando la manifestazione sonora della rabbia accumulata durante un percorso artistico vissuto sotto pressione.

A rendere ancora più personale il brano è il sample, utilizzato come simbolo di quella voce interiore costante che accompagna chi cerca di affermarsi, tra aspettative, paure e necessità di dimostrare continuamente qualcosa. “Get the money and go” non si limita così a raccontare un’esperienza individuale, ma riflette una condizione comune a molti giovani artisti che si confrontano con insicurezze e ambizioni.

Musicalmente, low RIZZ costruisce un’atmosfera tesa ma estremamente contemporanea, alternando momenti più introspettivi a esplosioni ritmiche capaci di aumentare il senso di urgenza del brano. Il risultato è una traccia che punta tanto sull’impatto emotivo quanto sulla capacità di trasmettere immagini e stati d’animo precisi.

Con questo singolo, low RIZZ mette in evidenza una scrittura autentica e una forte attenzione alla componente emotiva della produzione, scegliendo di raccontare senza filtri il lato più fragile e complesso del proprio percorso artistico.

Torniamo agli inizi: che tipo di artista eri nel periodo raccontato nel brano?
Molto ansioso, e perfezionista in maniera eccessiva, volevo che i musicisti con cui avevo a che fare capissero subito quali fossero le mie intenzioni, volevo dimostrare di essere all’altezza dei miei obiettivi.

Ricordi un episodio preciso che rappresenta quell’ansia da prestazione?
Ricordo di aver sempre provato ansia per le prove con la band e per le sessioni studio.

Come si è evoluto il tuo rapporto con la scrittura nel tempo?
Agli inizi ero molto più poetico, poche parole e più significati nascosti, ora sono molto più attaccato alle situazioni che vivo, mi piace espormi e raccontare la mia vita attraverso la musica.

Quando hai deciso di esporti anche come voce, oltre che come producer?
Quando ho cominciato a percepire che l’unico artista che potesse sfruttare al meglio quelle produzioni, sono sempre stato io.

Il brano sembra quasi un diario: è stato scritto di getto o costruito nel tempo?
È un brano che ho concluso in un solo pomeriggio, è stato molto spontaneo.

Quanto ti ha segnato il passaggio dall’adolescenza alla fase attuale del progetto?
Tantissimo, sono cambiato molto riguardo alle circostanze legate alla band, ma soprattutto in tutto ciò che gira attorno ad un semplice singolo.

Qual è stata la sfida più grande nel raccontarti in modo così diretto?
Sapere che mi sarei subito allontanato dalla massa per costruire un percorso da zero, senza seguire trend.

Oggi rifaresti le stesse scelte?
Non cambierei una virgola.
 
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