Con l’EP d’esordio "Storie d’annate", Pete Jersey delinea un universo sonoro personale e magnetico, in cui la brillantezza del synth pop si intreccia a un’introspezione notturna densa di significato. L’artista non ricorre a filtri o artifici: la sua scrittura scava a fondo nella vulnerabilità umana, affrontando il peso della dipendenza affettiva, i legami precari e il disincanto di una generazione spesso fragile e smarrita. Dal punto di vista musicale, le influenze sono nobili e dichiarate — dall'impronta immortale di Michael Jackson alle architetture sintetiche alla Giorgio Moroder —, ma vengono rielaborate con una cifra stilistica versatile, capace di oscillare con naturalezza tra pulsazioni solari e chiaroscuri più dark. Un impianto concettuale solido che trova una naturale estensione anche sul piano visivo e coreografico, traducendo ogni conflitto interiore in un vero e proprio atto di catarsi ed emancipazione. I singoli trasmettono un senso di verità disarmante, ponendo chi ascolta di fronte a domande necessarie sul presente e sul futuro. Pete Jersey si conferma così una voce originale, matura e consapevole, pronta a trasformare le proprie crepe emotive in un potente manifesto di condivisione e riscatto.
Ciao Pete, benvenuto su Fatti Musicali! Il tuo percorso artistico è fatto di rinascite personali e di un rapporto profondo con la scrittura: come è nata la tua passione per la musica e cosa ti ha spinto a togliere ogni maschera per metterti in gioco?
La passione per la musica è praticamente nata insieme a me ed ho sempre sentito il bisogno di manifestarla in qualche modo. Mi sono messo in gioco quando i miei sentimenti e l'osservazione della società mi hanno portato a rappresentare un mondo di tematiche strettamente connesse fra loro.
Nelle tue canzoni convivono atmosfere synth pop, echi notturni e tanta verità emotiva: qual è il messaggio di fondo che desideri trasmettere a chi entra nel tuo mondo sonoro?
Le mie canzoni hanno l'obiettivo di scavare nel profondo di ciascuno di noi e metterci faccia a faccia con domande e verità che spesso restano nell'ombra. Il mio mondo musicale parla tanto della nostra generazione quanto di noi stessi, come individui soli e fragili nell'animo.
Le tue sonorità guardano a una dimensione internazionale e senza tempo: quali artisti o correnti musicali hanno segnato più a fondo la costruzione del tuo stile?
L'artista che maggiormente ha influenzato il mio percorso è Michael Jackson. Il sound omaggia sicuramente gli anni 80 e altri pilastri come Giorgio Moroder, ma preferisco definire la mia corrente musicale molto versatile: voglio parlare sia del giorno che della notte, passare da sonorità allegre a quelle più dark e introspettive.
Ci addentriamo nel tuo nuovo lavoro discografico: di cosa parla questo capitolo musicale e quali sensazioni o riflessioni vuole accendere in chi ascolta?
"Storie D'Annate" è il mio primo capitolo discografico e fotografa il disincanto generazionale. Affronta argomenti che fanno parte della stessa natura e mettono a nudo la mia generazione, oltre a quelle passate. Parlo di dipendenza affettiva, della paura di uscire dalla propria comfort-zone, della fragilità dei legami personali e dei conflitti interiori irrisolti.
La componente visiva e cinematografica è parte integrante della tua espressione: come avete tradotto in immagini le atmosfere e la storia del brano all'interno del videoclip?
Lo splendido lavoro del grande fotografo, Simone Cecchetti, ha dato vita alle copertine dei brani, mentre i videoclip sono stati fondamentali nella rappresentazione delle tematiche affrontate ma anche nell'intenzione con cui volevo trasmetterle. "Via" è un vero e proprio viaggio interiore, dove le fragilità vissute ti mettono a confronto con nuove scelte, manovrate da una consapevolezza più matura. "Come due acrobati" esplode di energia omaggiando "Flashdance", tramite il bellissimo contributo delle ballerine e della coordinazione della professionista Francesca Marafioti.
Questo tassello consolida la tua identità artistica: quali sono i tuoi prossimi passi e che progetti hai all'orizzonte tra nuova musica e palco?
L'approdo del mio mondo musicale sul palco non è lontano, ma prima ancora di questo, ho in mente di espandere il mio progetto in qualcosa di ancora più grande e consolidato.

