Con “Il Demone che ho”, Dose firma uno dei capitoli più introspettivi del suo percorso artistico. Un brano che nasce da un confronto diretto con le proprie fragilità, tra silenzi interiori, lucidità emotiva e il bisogno di trasformare un malessere compreso in consapevolezza.
Registrato in solitudine e costruito su un equilibrio costante tra istinto e tecnica, il singolo mette al centro l’autenticità come valore non negoziabile. Le sonorità, affidate alla visione condivisa con il produttore Shareeq, diventano lo spazio in cui il testo può respirare senza filtri né compromessi.
In questa intervista per Fatti Musicali, Dose racconta il clima emotivo vissuto in studio, il suo metodo di lavoro e il significato profondo di una traccia che trova la propria chiusura solo quando verità, personalità e coerenza si incontrano.
Com’è stato il clima in studio durante la realizzazione del brano?
Essendo che quando registro sono solo ho vissuto un po di malessere nel realizzare a pieno il tutto che racconto nel brano, ma ero positivo vivendo il momento come un risultato di un problema capito e risolto.
Essendo che quando registro sono solo ho vissuto un po di malessere nel realizzare a pieno il tutto che racconto nel brano, ma ero positivo vivendo il momento come un risultato di un problema capito e risolto.
Quanto conta l’istinto rispetto alla tecnica nel tuo modo di lavorare?
Vanno a pari passo, la tecnica è sempre la stessa che va a migliorare brano per brano. Mentre quello che è l’istinto invece a volte cerco di tenerlo dello stesso peso in base a quello che dico nel testo. L’istinto scrive la tecnica controlla i dettagli.
Vanno a pari passo, la tecnica è sempre la stessa che va a migliorare brano per brano. Mentre quello che è l’istinto invece a volte cerco di tenerlo dello stesso peso in base a quello che dico nel testo. L’istinto scrive la tecnica controlla i dettagli.
Hai mai sentito il bisogno di “ripulire” troppo un pezzo e poi tornare indietro?
Assolutamente no, cerco di scrivere sempre puntando al non tornare su barre precedenti ma averle finite una volta elaborate e valutate correttamente.
Assolutamente no, cerco di scrivere sempre puntando al non tornare su barre precedenti ma averle finite una volta elaborate e valutate correttamente.
Come scegli le sonorità che accompagnano testi così personali?
Questo è un punto molto strano da dire, lascio sempre carta bianca al mio produttore di fiducia Shareeq, che lavorando assieme da molti anni sa bene come e cosa mi piace sentire dove poi andro a registrare il brano finito.
Questo è un punto molto strano da dire, lascio sempre carta bianca al mio produttore di fiducia Shareeq, che lavorando assieme da molti anni sa bene come e cosa mi piace sentire dove poi andro a registrare il brano finito.
Cosa rende per te una traccia davvero finita?
Autenticità, verità e personalità. Questi sono i punti chiave che una volta scritto il testo lo posso valutare finito, poi manca solo registrare e mandare tutto in produzione.
Autenticità, verità e personalità. Questi sono i punti chiave che una volta scritto il testo lo posso valutare finito, poi manca solo registrare e mandare tutto in produzione.

