Un viaggio tra Italia e Argentina, dove la musica si spoglia di tutto per ritrovare la sua verità. In occasione dell'uscita del loro terzo album il 20 febbraio, Erika e Agustín ci aprono le porte del loro mondo: un luogo fatto di incontri, imperfezioni deliberate e una "telepatia" che trasforma il silenzio in suono.
Benvenuti! Sinedades è un termine che evoca l'assenza di età o confini. Come si riflette questo concetto nel vostro incontro tra Italia e Argentina?
“Sinedades” significa “senza età”.
Quello che intendiamo è il desiderio di mantenere, per tutta la vita, quell’apertura e quel senso di meraviglia che si ha da bambini.
Per noi significa restare liberi, puri, aperti. Senza confini.
Il nostro desiderio di connettere culturalmente e umanamente le nostre terre nasce da questa stessa apertura. Ci piace sentirci appartenenti a più mondi e far dialogare questi mondi tra loro, farli incontrare e conoscersi.
Questo ci fa sentire dentro un orizzonte molto ampio. Ci aiuta ad amare le tradizioni, ma anche le contraddizioni, e a comprenderle meglio.
"Malua" viene descritta come una presenza "piena e centrata". Rappresenta una persona reale o è una metafora di un equilibrio interiore che state cercando?
“Malua” è la metafora di un ideale di presenza a se stessi, a cui aspiro.
È un equilibrio interiore che può orientarti a stare bene, a crescere, a rimanere centrati nella propria identità ma allo stesso tempo aperti verso l’esterno.
Per questo la figura di Malua è qualcosa di affascinante, sensuale e in qualche modo sfuggente.
Ci interessa lasciare spazio all’ascoltatore. Non vogliamo chiudere il significato della canzone: credo che possa essere interpretata in più modi.
Avete scelto la "Presa Diretta" per registrare l’intero disco. Qual è stata la sfida più grande nel rinunciare alle sovraincisioni e ai montaggi digitali?
La cosa più difficile è dare tutto durante la registrazione, essere completamente connessi, e poi magari sbagliare qualcosa sul finale.
In quel momento devi respirare, ricominciare, e cercare di ritrovare quella stessa ispirazione e profondità.
Abbiamo fatto pochissime take per ogni brano, circa tre, non di più.
Abbiamo registrato senza cavi e senza cuffie, guardandoci negli occhi e coordinandoci insieme. È stato splendido.
Volevamo mantenerci freschi e imperfetti, senza farci limitare dalla ricerca ossessiva della perfezione. Crediamo che la musica debba essere, almeno un po’, imperfetta.
Il videoclip di "Malua" è stato girato nel vostro studio di registrazione. Perché era importante per voi mostrare proprio il luogo fisico dove nasce la musica?
Amiamo quello spazio creativo. Amiamo registrare, e amiamo fotografare momenti felici e commuoventi della nostra vita.
Mostrare il momento reale in cui ogni canzone è nata è stato per noi un’ulteriore esposizione di verità.
Era il modo più naturale per fissare un momento che non vogliamo dimenticare.
Collaborate spesso con grandi nomi come Zé Ibarra o Leo Middea. Che valore ha per voi lo scambio artistico in un progetto che nasce come un duo così intimo?
Amiamo l’idea di viaggiare attraverso la musica e conoscere gli altri attraverso la musica.
Collaborare con musicisti geograficamente lontani ci emoziona molto. Da questi incontri nascono nuovi pensieri, nuove emozioni, e questo ci fa crescere.
In più rafforza quel senso di ponte culturale e connessione umana che è alla base del nostro progetto.
Ci auguriamo di poterlo fare ancora tante volte.
Il 20 febbraio uscirà il vostro terzo album: se doveste descriverlo con tre aggettivi, quali scegliereste e perché?
Essenziale.
Vulnerabile.
Presente.
Essenziale perché è solo voce e chitarra.
Vulnerabile perché non nasconde nulla.
Presente perché tutto accade nell’istante della registrazione.

