CALANCO: le fragilità diventano musica nel nuovo singolo “sbaglio spesso”

 

Con “sbaglio spesso”, i CALANCO proseguono il percorso artistico che li condurrà al loro album d'esordio solchi, in uscita a settembre, scegliendo di affrontare un tema tanto delicato quanto universale: la dipendenza affettiva e le contraddizioni emotive che spesso accompagnano le relazioni. Il brano racconta il conflitto tra consapevolezza e bisogno di restare, evitando facili giudizi e lasciando spazio alle emozioni più autentiche.

In questa intervista, la band riflette sul valore della fragilità nella scrittura, sul processo creativo che ha dato vita al singolo e sull'identità musicale che caratterizza il proprio progetto artistico. Un dialogo che offre uno sguardo sincero sul significato di “sbaglio spesso” e sul percorso che porterà i CALANCO alla pubblicazione del loro primo disco.

Quanto è importante per voi raccontare le fragilità umane attraverso la musica?
Per noi CALANCO raccontare la fragilità umana attraverso la musica non è solo importante, è fondamentale. Sentiamo quasi il dovere di portare a galla una presa di coscienza su questo tema. La fragilità è una componente innata dell'essere umano, ma negli ultimi anni si è trasformata in un disagio sociale e relazionale profondo, ben visibile in chiunque ci circondi.
Questo accade probabilmente perché ci siamo disconnessi dalla realtà e dai rapporti reali, amplificando fragilità che un tempo non percepivamo in modo così totalizzante. Se da un lato la modernità e la tecnologia ci permettono di soddisfare facilmente i nostri bisogni primari e di vivere apparentemente con più sicurezza, dall'altro ci hanno proiettato verso la ricerca ossessiva di bisogni sempre più effimeri. Questo squilibrio sta alimentando un diffuso senso di vuoto e un reale problema di disagio mentale e psicologico nella società odierna, tematiche che come band sentiamo l'urgenza di esplorare e normalizzare all'interno delle nostre canzoni, a partire dal nuovo singolo "sbaglio spesso".

In “sbaglio spesso” il protagonista continua a difendere una relazione che lo ferisce. Cosa vi affascina di questo meccanismo psicologico?
Più che affascinarci, è un meccanismo che ci premeva raccontare perché rappresenta uno spaccato di vita reale in cui moltissimi si sono ritrovati, ma di cui si parla con enorme difficoltà. La cosa che colpisce davvero è un corto circuito psicologico preciso: la consapevolezza del danno c'è, è lucida, eppure decidiamo deliberatamente di soffocarla. Preferiamo difendere a tutti i costi l'illusione di quello che la relazione dovrebbe essere secondo le nostre aspettative, piuttosto che accettare la realtà che ci ferisce. 
Per noi CALANCO, questa dinamica non si ferma all'intimità di una coppia, ma si riflette su scala molto più ampia, quasi come un'allucinazione collettiva. Spesso, pur sapendo che certe verità o narrazioni sociali e politiche che ci vengono calate dall'alto non sono reali, preferiamo continuare a difenderle. Il cervello umano non è programmato per lottare e dubitare costantemente; ha bisogno di tregua, di "spegnersi" e di decidere da che parte stare, spesso preferisce continuare a recitare una parte nel proprio teatro personale pur di non affrontare il trauma della realtà. Con "sbaglio spesso" volevamo fotografare esattamente questa forma di autodifesa mentale.

Il brano evita giudizi e lascia spazio alle emozioni. Era una scelta precisa?
Sì, è stata una scelta assolutamente deliberata e precisa. Non abbiamo voluto inserire giudizi semplicemente perché crediamo che nessuno debba giudicare dinamiche così intime. Chi si ritrova intrappolato in una dipendenza affettiva non ha bisogno di sentenze o di dita puntate, ma di comprensione, ascolto e di un percorso che lo accompagni a trovare la forza per uscirne. Per questo motivo abbiamo voluto dare tutto lo spazio possibile alle emozioni pure e a ciò che il protagonista prova sulla propria pelle.
Il focus dei CALANCO non è mai stato quello di dare giudizi morali o universali, ma di esplorare l'animo umano in tutte le sue sfaccettature. Nel nostro disco d'esordio "solchi", in uscita a settembre, ci siamo concentrati moltissimo su questa sfera affettiva, emotiva e interpersonale. È un viaggio dentro le nostre crepe e, anche se in futuro allargheremo lo sguardo per analizzare l'uomo in contesti ancora più ampi e complessi, oggi sentivamo il bisogno di ripartire da questa verità nuda e non giudicata.

Come siete riusciti a tradurre musicalmente il senso di smarrimento presente nel testo?
In realtà non c'è stato un processo calcolato per tradurre lo smarrimento dal testo alla musica, perché nel metodo di scrittura dei CALANCO la musica nasce quasi sempre prima delle parole. La melodia e l'armonia vengono composte di getto, spesso cantando in una sorta di lingua inventata o con parole abbozzate in italiano che però racchiudono già l'atmosfera precisa che finirà nel brano.
Per evocare quel senso di smarrimento abbiamo lavorato piuttosto su una sorta di stream of consciousness ritmico e vocale. Il ritornello di "sbaglio spesso" esplode subito dopo un singolo colpo di rullante, senza introduzioni, riversando sull'ascoltatore un flusso continuo di parole serrate che si ripetono e si accavallano. Volevamo che questa struttura musicale e metrica restituisse proprio l'affanno mentale del protagonista: un cervello che continua a pensare a mille all'ora, in un loop incessante, senza però riuscire a fare chiarezza o a comprendere davvero la situazione in cui si trova.

Il contrasto tra leggerezza melodica e peso emotivo è molto evidente. Come avete lavorato su questo equilibrio?
È stato un vero e proprio lavoro di reverse engineering. Come vi dicevamo, la melodia e l'armonia sono nate prima del testo, con un'atmosfera quasi solare e scanzonata. Infatti, le primissime bozze del testo erano decisamente più positive rispetto alla versione finale.  La svolta è arrivata in studio di registrazione. Confrontandoci con il nostro fonico, Andrea Cola dello Stonebridge Studio, abbiamo capito che valeva la pena deviare da quella strada e creare un contrasto forte, inserendo un peso emotivo importante che fosse anche in linea con le altre tracce del nostro disco d'esordio, "solchi". Così abbiamo rivisto il testo per entrare nella carne viva delle sensazioni e delle contraddizioni della dipendenza affettiva.  A livello di arrangiamento abbiamo bilanciato il tutto mantenendo il ritornello scanzonato con quel flusso di parole continuo e serrato, contrapponendolo a strofe frammentate da stacchi ritmici netti, che rappresentano i momenti in cui il protagonista si ferma a riflettere sulla propria reale condizione
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Quanto conta per voi l’impatto visivo delle vostre canzoni?
L’impatto visivo in senso strettamente promozionale o di marketing non è la nostra priorità: noi CALANCO ci sentiamo prima di tutto musicisti e cantautori, e preferiamo che sia la musica a parlare. Detto questo, riconosciamo l'importanza dell'estetica e infatti abbiamo sviluppato un concept grafico molto profondo per il nostro album d'esordio "solchi", in uscita a settembre.  L'idea visiva del disco ruota attorno ai "solchi" intesi come le cicatrici che le esperienze umane (che si tratti di rabbia, amore, tradimenti, gioie o dolori) lasciano sulla nostra pelle, esattamente come l'acqua e il tempo scavano la terra nei calanchi. Per le copertine dei singoli, come "sbaglio spesso" e "domenike", abbiamo lavorato sul concetto di "sezionare" queste emozioni.  Più che l'impatto visivo preconfezionato di un video o di un social, ci interessa enormemente l'impatto visivo evocativo. Vogliamo che le nostre canzoni, attraverso la musica e i testi, generino immagini nella mente di chi le ascolta in streaming su Spotify o Apple Music, e soprattutto di chi viene a sentirci dal vivo. Se la musica riesce a farti visualizzare una scena e a farti calare in una certa atmosfera, significa che sei riuscito a interpretare quel pezzo secondo il tuo vissuto personale, facendolo diventare un po' anche tuo. 

C’è stato un momento in cui avete capito che il brano era finalmente completo?
A differenza di quasi tutte le altre nostre canzoni, "sbaglio spesso" ha avuto una genesi incredibilmente veloce e fulminea. Tutto è nato circa due settimane prima di entrare in studio di registrazione: il nostro fonico, Andrea Cola, ci ha spronato a scrivere qualcosa di totalmente nuovo per portare una ventata d’aria fresca e nuovo entusiasmo all'interno della band. I brani che stavamo per registrare, infatti, erano stati scritti negli anni passati ed erano già ampiamente rodati dal vivo.  L'ispirazione per questo pezzo è stata immediata: chitarra acustica alla mano, melodia e armonia di strofa e ritornello sono venute fuori in un secondo. Ci siamo visti in sala prove giusto un paio di volte per rifinire la struttura, inserendo gli stacchi ritmici nelle strofe e il solo di chitarra, ma in realtà il pezzo ci è sembrato completo fin dal primo istante.  Proprio per questa sua natura così istintiva, "sbaglio spesso" è stato un brano da "dentro o fuori": all'inizio eravamo indecisi se inserirlo o meno nella tracklist dell'album, e invece non solo lo abbiamo inserito, ma (vi lasciamo un piccolo spoiler) sarà addirittura la prima traccia del nostro disco d'esordio "solchi" in arrivo a settembre, oltre ad essere il secondo singolo estratto. Visti gli ottimi feedback che stiamo ricevendo da chi lo ascolta in streaming, siamo davvero felici di aver fatto questa scelta.

Quali aspetti della vostra identità artistica emergono maggiormente in questo singolo?
L'aspetto che emerge con più forza in questo singolo è senza dubbio la nostra totale istintività. La genesi fulminea di "sbaglio spesso" fotografa alla perfezione l'anima dei CALANCO: siamo una band che lavora di pancia. C'è molta precisione in quello che facciamo, dedichiamo tempo a rifinire i dettagli e le strutture, ma il nostro obiettivo fisso è non perdere mai quell'istinto primordiale e quell'approccio viscerale a cui teniamo in particolar modo.  Dal punto di vista sonoro, in questo brano si sentono chiaramente i capisaldi che definiscono l'identità di tutto il disco in arrivo. Abbiamo voluto una sezione ritmica potente, con una batteria e un basso molto presenti e imponenti a dettare il passo. Su questa base solida, le chitarre lavorano ai fianchi, muovendosi libere per creare melodie, intrecci e soluzioni dinamiche sempre diverse. È questo equilibrio tra impatto ritmico e libertà melodica a definire il sound dei CALANCO oggi.
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