Dal Britpop di Manchester all'energia di Nashville la sintesi pop rock indipendente di Dario Distasi


Dall'underground britannico alle radici degli studi di registrazione nel Tennessee, il percorso di Dario Distasi è un affascinante viaggio geometrico e sonoro. Chitarrista puro di formazione jazz e fusion, l'artista ha saputo evolvere il proprio linguaggio graffiando con la voce e aprendosi a un pop-elettronica fresco ma dal cuore decisamente rock e grunge. A un mese dall'uscita del nuovo singolo City girl, un brano minimale e istintivo impreziosito dal videoclip di Diego Mercadante, Distasi si racconta a tutto tondo, svelandoci come si difende l'identità musicale autonoma e anticipando i futuri progetti live con la sua band oltremanica.

Sei partito come chitarrista puro, formandoti tra il jazz, la fusion e il rock con un diploma al Modern Musician Institute. Come e quando è nata questa passione viscerale per le sei corde, e in quale momento esatto degli studi a Roma hai capito che la chitarra da sola non ti bastava più e dovevi iniziare a graffiare anche con la voce?
La mia formazione da chitarrista finora è stata una ricerca. Visitare ambiti musicali diversi, per aggiungere quanto potessi al mio linguaggio. Ad un certo punto, mi sono reso conto che la forma canzone sarebbe stata il mio punto di arrivo. Avevo sempre scritto anche testi e melodie nelle band nelle quali avevo militato, ma mi ero fermato ai demo. Ho deciso che era il momento di studiare anche canto, iniziando al Saint Louis di Roma, dove avevo già studiato chitarra, e proseguendo a Manchester e Torino.

Nonostante l'anima pop-elettronica dei tuoi ultimi lavori, il tuo background pulsa di rock, progressive, hard & heavy e grunge americano. Qual è il vero messaggio identitario, libero e senza freni, che vuoi lanciare oggi con la tua musica?
Quello dell' elettonica è un interesse relativamente recente. Cerco di utilizzare tutto ciò che rende migliore la mia misica, senza preconcetti.
Le influenze che citi vengono fuori spesso e si faranno sentire ancora…
La mia musica si rivolge proprio a chi la musica la ama e la rispetta, non cerca solo mode passeggere. Ogni mio brano vuole essere un omaggio alla musica.

Il tuo stile è un crossover affascinante: sei cresciuto a Manchester nel cuore del Britpop degli Oasis e hai registrato a Nashville, la patria dei grandi cantautori. Quali sono i musicisti e le band d'oltreoceano e d'oltremanica che hanno bruciato più forte dentro di te, ispirando il tuo sound?
Manchester è stata una scelta forte, dettata non solo dalle influenze musicali, ma anche e soprattutto dall'immensa cultura della musica live che si vive in quella città. La mia formazione mi ha messo spesso a contatto con musica “cervellotica”, ma al contempo da amante delle canzoni mi è difficile non ricollegarmi agli Oasis… è, a 31 minuti di treno, ai quattro di Liverpool che non cito nemmeno. Ci andavo spesso, è stata anche una delle città nelle quali ho studiato.
Nashville… c’era qualcosa nella mia ricerca del suono che doveva passare da lì. Gli USA hanno dettato tanta della mia ispirazione in musica, ma soprattutto per quanto riguarda il lavoro in studio credo di cercare una produzione più US-oriented. Il lavoro fatto in Tennessee ha fatto molto per scolpire la mia identità sonora.

Il 19 giugno è uscito il tuo nuovo singolo "City girl". Qui la chitarra acustica dà colore a un tappeto sonoro asciutto, minimale e aperto all'elettronica. Di cosa parla questo brano e cosa vuole trasmettere a chi si trova a fare i conti con porte socchiuse, treni persi o attrazioni improvvise?
È un brano scritto d’istinto e che di istinto parla. Di una vita che è diventata pioggia e spazi vuoti, e che per un attimo non vuole pensarci. È la vita di tutti noi, solo che a volte dimentichiamo di capirla per troppo tempo - o almeno di provarci.

Al singolo si accompagna un videoclip diretto da Diego Mercadante ambientato durante una festa, in cui esplode una fortissima tensione e una lotta interiore tra due invitati. Ce ne vuoi parlare? Come avete tradotto in immagini questa dinamica rock di tentazione e resistenza?
Diego è stato molto bravo a capire cosa si nascondeva nelle pieghe del testo di City Girl.
Le immagini sono leggere, ma al tempo stesso approfondiscono la tensione psicologica: la lotta interiore di chi cerca di mantenere ordine nella propria quotidianità (“listen up, I’m trying to tide up my life) mentre avverte la spinta irresistibile verso una situazione che minaccia di stravolgere i propri equilibri.

Sei un artista indipendente che cura in autoproduzione arrangiamenti e parti strumentali, con oltre 100.000 ascolti all'attivo e collaborazioni per colonne sonore. Che progetti hai per il futuro? C'è l'idea di incendiare di nuovo i palchi con la Dario Distasi Band (UK)?
Al momento sono concentrato sulla promozione e sui live di quest’estate.
Con Chris, Damon e Ste ci vedremo presto a Manchester, per riprendere a lavorare insieme!
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